Luigi Bernardi è natoa Ozzano nell'Emilia e vive a Bologna. Ha lavorato per anni nell'ambito dei fumetti, fondando prima la casa editrice L'Isola Trovata, poi la rivista Orient Express e, infine, la casa editrice Glénat Italia. Nella seconda metà degli anni Ottanta traduce romanzi dal francese e, nel 1989, fonda la casa editrice Granata Press, che pubblica romanzi gialli e noir e fumetti americani, italiani, francesi e giapponesi. In seguito collabora con le collane di narrativa di Hobby & Work e DeriveApprodi, per arrivare nel 2000 a elaborare il progetto Noir per Einaudi (Stile Libero). Dall'inizio degli anni Novanta, Bernardi si dedica alla scrittura, in particolare di romanzi noir e gialli.
Il racconto "Solo il mare" è disponibile in versione integrale sul web. Qui ne presento solo un breve estratto, il resto lo potete leggere qui.
Bologna non era mai stata una bella città. Troppo ordinata, contraffatta da restauri continui. Bologna sembrava sempre che sorridesse, a guardare bene il suo era solo il ghigno fisso di una smorfia sprezzante, come hanno certe labbra ingrossate dal silicone. Non mi dispiaceva lasciare la mia città. Era un’idea che accarezzavo da tempo. Malgrado ciò, quando avevo pensato di farlo, mi ero pentito ancora prima che finisse il pensiero. Bologna in un certo senso mi somigliava. Anch’io cercavo di farmi vedere in ordine, senza sbavature. A differenza sua, non avevo però bisogno di truccarmi, i miei quaranta e passa anni li reggevo bene, senza la necessità di camuffarli. Mi ero chiesto più volte cosa avrebbe potuto portarmi via da Bologna, cosa sarebbe stato in grado di farmi affrontare la fatica di un trasloco, il disagio del rifacimento dei documenti. Le risposte erano pure ipotesi, forse l’incarico all’ateneo di un’altra città, forse una donna. C’è sempre una donna capace di calamitare il destino di un uomo, almeno secondo tutti i libri che avevo letto. Il problema di una donna di quel tipo è trovarla. Io c’ero riuscito. Avevo trovato Giulia, la donna con la quale mi apprestavo a scappare dalla mia città. La guerra aveva trasformato la moralità delle intenzioni, dei gesti. L’abbandono, l’eroismo della fuga, si era stinto nella vigliaccheria della diserzione. Non importava, pensavo guidando per quelle strade che non avrei visto mai più. Nient’altro importava. Giulia mi aspettava a Comacchio, sul delta del Po, lì mi avrebbe spiegato il piano per sfuggire alla guerra. Quello solo importava. La strada in uscita da Bologna era stata martellata dalle bombe. Risultava difficile percorrere un chilometro intero senza essere costretti a deviare lungo carreggiate alternative, spesso solo sterrate in mezzo alla campagna grigia d’autunno. Quando avevano decretato la guerra, io ero docente di lettere. L’università l’avevano chiusa quasi subito, i giovani non serviva che studiassero, facevano più comodo nei combattimenti, nell’industria bellica, nei servizi di soccorso sanitario. Ero stato costretto alla resa, anche in quei giorni avrei voluto insegnare, rimanere in mezzo ai miei allievi, succhiare un po’ della loro energia, trasmettere la mia, rinnovata dall’incontro con Giulia. Mi ero invece chiuso in casa, giocavo una sorta di roulette russa con le bombe che cadevano quasi tutte le notti dal cielo. La guerra mi aveva ravvivato la consapevolezza di avere ancora molte cose da imparare. Non mi aspettavo fossero così tante. La prima era stata l’abitudine all’amore, io che mi ero sempre lasciato sedurre dai capricci della quotidianità, imposto ai miei giorni la libertà di raccogliere frutti senza il fastidio di piantare semi.
-- Alice Twain
Posts: 3214 | Location (City & State): Milano | Registered: 10 November 2004
Alice, Mentre leggo il resto del racconto, potresti dirmi cosa vuol dire "ghigno". Potrei cercarlo nel vocabolario però è più divertente questo scambio dirtto!
Alice, While I read the rest of the story, could you tell me what "ghigno" means. I could look it up in the dictionary but this direct exchange is more fun!
Posts: 159 | Location (City & State): Torino | Registered: 18 November 2005